Roma Capitale d’Imprese – La città che osa imprendere nasce da un’idea di Mauro Antonini e da una domanda che la Capitale tende a eludere: che cosa succede se Roma viene osservata dal punto di vista di chi prova ogni giorno a produrre, organizzare, assumere, innovare e tenere aperta un’attività? Il volume, curato editorialmente da Fukyo Media e pubblicato nel 2026 da Youcanprint, raccoglie sei capitoli in prima persona e li collega a una serie di video-interviste condotte dal giornalista Massimiliano Cacciotti.
Non è un catalogo di storie di successo e non costruisce l’ennesima celebrazione della città eterna. Il libro parte piuttosto dalle fratture: attività che chiudono anche nelle strade considerate più forti, microimprese costrette a vivere in una condizione di incertezza permanente, provincia e periferie trattate come margini, competenze che restano isolate e una pubblica amministrazione che troppo spesso aggiunge imprevedibilità al rischio naturale dell’impresa.
Roma e provincia come un unico sistema produttivo
La tesi comune ai contributi è che Roma non possa essere letta soltanto attraverso il centro storico, il turismo e la presenza delle istituzioni nazionali. La sua economia è distribuita fra quartieri, comuni, filiere, servizi, cultura, ristorazione, eventi, comunicazione e piccole attività. Questa ricchezza, però, non forma automaticamente un sistema.
Il volume insiste sul rapporto fra Roma e provincia perché la separazione amministrativa rischia di nascondere le dipendenze reali: mobilità del lavoro, logistica, ospitalità, produzione, consumo e accesso ai servizi attraversano continuamente quei confini. Trattare la provincia come dormitorio e il centro come unica vetrina significa indebolire entrambi.
Sei prospettive, non un’unica ricetta
Accanto ad Antonini intervengono Marco Travaglini, Stefano Cocco, Giada Giorgia Mattei, Stefano Maina e Valerio Savaiano. I capitoli attraversano microimpresa e produttività, identità enogastronomica, organizzazione degli eventi, turismo e territorio, comunicazione e costruzione del racconto. Le prospettive non vengono uniformate in un programma politico: conservano esperienze, priorità e linguaggi differenti.
Il filo comune è il passaggio dall’emergenza al metodo. Le imprese non chiedono soltanto incentivi; hanno bisogno di tempi leggibili, procedure comprensibili, competenze accessibili e interlocutori capaci di assumersi responsabilità. Una misura episodica può risolvere un problema momentaneo. Un ecosistema richiede continuità, coordinamento e la possibilità di programmare.
La microimpresa come infrastruttura urbana
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il ruolo delle micro e piccole imprese. Nel dibattito pubblico vengono spesso trattate come una forma economica incompleta, destinata a diventare grande oppure a scomparire. Il libro le legge anche come infrastrutture sociali: presidiano quartieri, conservano competenze, distribuiscono reddito e costruiscono relazioni che non compaiono nei grandi indicatori.
Quando una serranda si abbassa non sparisce soltanto un soggetto fiscale. Può interrompersi una filiera, ridursi la sicurezza percepita di una strada, perdersi una professionalità e aumentare la dipendenza da modelli commerciali standardizzati. Difendere questo tessuto non significa congelarlo. Significa metterlo nelle condizioni di innovare senza essere espulso dai costi, dalla rendita e dall’incertezza.
Un libro costruito a partire dalle conversazioni
La forma editoriale è parte del progetto. I capitoli derivano da dialoghi registrati fra Cacciotti e gli autori, successivamente trascritti e riorganizzati in forma narrativa con un lavoro editoriale strutturato e il supporto operativo di strumenti di intelligenza artificiale. Il metodo non nasconde l’origine orale: prova a conservarne esperienza e punto di vista, evitando che il libro assuma il tono impersonale di un rapporto tecnico.
Un QR code rimanda alle interviste integrali. Il testo può quindi essere letto autonomamente, mentre i video restituiscono passaggi, sfumature e argomentazioni che la sintesi editoriale non può contenere. La pubblicazione diventa il nodo centrale di un archivio multimediale, non un oggetto chiuso una volta stampato.
Una contro-narrazione da verificare sul campo
Roma Capitale d’Imprese contesta l’immagine di una città priva di iniziativa, ma non sostituisce uno stereotipo negativo con una cartolina ottimista. Le energie produttive esistono; la loro presenza non elimina burocrazia, frammentazione, rendita e mancanza di visione. Il valore del libro sta proprio nel tenere insieme queste due realtà: una città che continua a produrre e un sistema che spesso rende quella produzione più difficile del necessario.
La prima presentazione pubblica si è tenuta il 17 febbraio 2026 alla Libreria del Palazzo delle Esposizioni. Tutti i proventi derivanti dalla vendita vengono destinati all’Associazione Andrea Tudisco ODV, che accoglie a Roma famiglie di bambini con gravi patologie costrette a spostarsi per le cure.
Il volume conta 132 pagine, è pubblicato da Youcanprint ed è identificato dall’ISBN 9791224058731. La scheda IBS riporta i dati bibliografici e la disponibilità. Sul progetto sono usciti approfondimenti su L’Identità, Il Messaggero, Scenari Economici e 2duerighe.
