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Andrea, la community e la Roma: la diretta più difficile di Romanisti Senza Radio

Dopo giorni difficili, Romanisti Senza Radio è tornata in diretta per parlare di Andrea Menni e della rete di affetto raccolta intorno a lui. Poi la Roma, il mercato e i conti: perché continuare era anche il modo più naturale per aspettarlo.

Simone Maurovich, Valerio Savaiano e Gabriel Stabinger nella diretta di Romanisti Senza Radio dedicata ad Andrea Menni e alla Roma

L’11 giugno 2026 Romanisti Senza Radio è tornata in diretta dopo giorni difficili. Per oltre venti minuti, prima di parlare di direttori sportivi, Settlement Agreement, plusvalenze e mercato, al centro della puntata c’è stato Andrea Menni: la sua assenza, le sue condizioni e la quantità di persone che in pochi giorni hanno fatto sentire la propria presenza.

È una puntata diversa dalle altre già dal modo in cui comincia. Gabriel Stabinger lascia per una sera il lavoro dietro le quinte ed entra al microfono con Simone Maurovich e Valerio Savaiano. Il primo argomento non è una trattativa, una formazione o una voce da smontare. È una persona che nel progetto rappresenta molto più dell’esperto di bilanci, plusvalenze e numeri del mercato.

Andrea, prima dei numeri

Simone racconta Andrea come una persona rara e un punto di riferimento. Valerio ripercorre la paura dei giorni precedenti, i contatti con Elisa, i messaggi e le note vocali arrivate da ogni parte. Nel corso della diretta scorrono anche le parole del pubblico: non soltanto quelle di chi segue abitualmente Romanisti Senza Radio, ma quelle di amici, giornalisti, tifosi di altre squadre e persone che magari Andrea non lo avevano mai incontrato.

È arrivata vicinanza anche dal mondo delle radio romaniste, spesso criticato dal progetto per il racconto tossico e ansiogeno costruito intorno alla Roma. In una situazione del genere le contrapposizioni editoriali sono rimaste dove devono stare. Il resto è stato più semplice: una comunità che riconosce una persona e le fa sapere che la sta aspettando.

La descrizione della puntata usa un’espressione che tiene insieme senza retorica due cose difficili da conciliare: una «tragica bella cosa». La situazione resta pesante, ma quello che ha prodotto intorno ad Andrea mostra una faccia del tifo molto diversa dal rumore quotidiano. Appartenenza, presenza, affetto: parole spesso consumate dalla comunicazione calcistica, che qui tornano ad avere un significato concreto.

Andrea viene definito “incedibile”. È una battuta da mercato, naturalmente, ma anche il modo più coerente con il linguaggio di Romanisti Senza Radio per dire che il suo posto non è in discussione. La diretta non diventa una celebrazione funebre né una parentesi estranea al progetto. È un aggiornamento collettivo, un modo per tenere aperto il filo mentre lo si aspetta.

Poi si torna alla Roma

Dopo la prima parte la trasmissione riprende il proprio lavoro. La scelta non riduce ciò che è accaduto: evita che tutto si fermi intorno alla preoccupazione. Nella presentazione del video c’è anche una motivazione molto semplice: Andrea stesso probabilmente avrebbe chiesto di andare avanti e di tornare a parlare della Roma.

La seconda parte è una fotografia precisa dell’inizio dell’estate romanista 2026. Si parte dal nuovo direttore sportivo e dai tempi dell’annuncio. La diretta viene pubblicata l’11 giugno; il giorno successivo l’AS Roma comunica ufficialmente che Tony D’Amico avrebbe assunto l’incarico dal primo luglio. Poi arrivano il Settlement Agreement, le esigenze di bilancio, le plusvalenze e la domanda che accompagna ogni estate romanista: chi può davvero partire e quali nomi appartengono a una trattativa concreta, anziché al consueto frullatore delle indiscrezioni.

Ndicka, Koné e Soulé entrano nel ragionamento sui possibili sacrifici; Greenwood, Summerville e Nusa in quello sui trequartisti; Malen, Dovbyk, Ferguson, Zirkzee, Castro e Scamacca nella discussione sull’attacco. Viene passata in rassegna anche la rosa disponibile, reparto per reparto, compresi i rientri dai prestiti e i giovani che potrebbero meritare spazio. Il cosiddetto “Lodo Savaiano” riguarda Venturino e Cherubini: due profili da non liquidare senza averne valutato fino in fondo l’utilità.

Vista oggi, questa parte della puntata conserva soprattutto il valore dell’archivio. Mostra quali fossero le informazioni, le attese e le paure dell’ambiente in quel preciso momento, prima che annunci ufficiali e operazioni di mercato separassero i fatti dalle voci. Non serve correggere a posteriori ogni ipotesi: serve ricordare da quale scenario partiva la discussione.

Una comunità non esiste soltanto quando è in diretta

In chiusura si torna ad Andrea, agli aggiornamenti e alla volontà di riprendere la programmazione. La parte più importante della puntata resta però quella emersa nelle ore precedenti: un progetto editoriale può parlare di calcio, bilanci e mercato, ma nel tempo costruisce anche relazioni che non si spengono insieme alle telecamere.

Romanisti Senza Radio è nata per proporre un racconto diverso della Roma, meno dipendente dagli interessi e dalle nevrosi del sistema mediatico tradizionale. In questa diretta la differenza non passa da una tesi tattica o da un conto economico. Passa dal modo in cui una comunità reagisce quando una delle sue colonne attraversa un momento difficile. La Roma torna al centro del discorso, come sempre. Andrea resta dentro quel discorso anche quando non può essere al microfono.