AppLovin ha chiesto alla Superior Court di San Francisco un ordine temporaneo che impedisca a Unity di raccogliere e usare alcuni dati generati dalla sua attività pubblicitaria mobile. Al centro della causa c’è Ad Quality SDK, un software di Unity installato nelle app per controllare la qualità degli annunci. AppLovin sostiene che il kit osservi più informazioni di quelle necessarie a questa funzione.
Nell’istanza, citata da Digiday il 29 settembre, AppLovin elenca creatività, dati su utenti e dispositivi, ricavi per impression, interazioni, prezzi di aggiudicazione e identificativi delle aste. Accusa inoltre Unity di avere usato questi segnali in modelli che competono nelle stesse aste pubblicitarie. Sono affermazioni di parte e non sono state accertate dal tribunale.
Per controllare un annuncio bisogna poterlo osservare
Un SDK di ad quality serve agli sviluppatori per individuare creatività ingannevoli, annunci che bloccano l’app o esperienze non conformi alle regole. Per svolgere il compito deve leggere almeno il contenuto mostrato, la provenienza dell’impression e alcuni dati tecnici. La controversia riguarda il punto in cui il controllo di qualità diventa raccolta competitiva.
AppLovin chiede al giudice di vietare a Unity di raccogliere, estrarre, usare o divulgare ciò che definisce “Protected Data”. La categoria comprenderebbe informazioni sugli annunci vinti e serviti da AppLovin, prezzi di chiusura, identificativi di asta e struttura della mediazione. La richiesta non impedirebbe a Unity di analizzare gli annunci che la propria piattaforma vende.
La società vuole che Unity disabiliti la raccolta contestata entro cinque giorni e modifichi l’SDK entro trenta. In parallelo, la disputa sta andando verso un arbitrato. Un ordine temporaneo dovrebbe quindi preservare la situazione mentre le parti discutono il merito e gli obblighi contrattuali.
I dati delle aste diventano un vantaggio industriale
Nel programmatico mobile ogni impression produce segnali su prezzo, domanda, formato e comportamento. Osservati su grande scala, questi dati possono rivelare come un concorrente valuta utenti e inventario. AppLovin sostiene che Unity abbia usato il suo output per modellare decisioni d’asta alternative.
Unity definisce la causa una risposta intimidatoria di un operatore dominante alla crescita della concorrenza e al rallentamento del proprio sviluppo. La società non riconosce l’uso illecito descritto dalla rivale. La distanza tra le versioni impone di non trattare la semplice presenza dell’SDK come prova di appropriazione.
Per editori di app e sviluppatori, il caso evidenzia un problema pratico. Un componente inserito per verificare sicurezza e conformità può accedere a informazioni che appartengono a più soggetti: piattaforma di mediazione, rete pubblicitaria, inserzionista, dispositivo e proprietario dell’app. I contratti devono stabilire quali dati possano essere conservati, per quanto tempo e per quali finalità secondarie.
La decisione sull’ordine temporaneo dirà se AppLovin ha dimostrato un rischio urgente, non se tutte le sue accuse sono vere. Gli elementi più utili arriveranno con le risposte tecniche di Unity e con una descrizione verificabile del funzionamento dell’SDK. Solo allora sarà possibile distinguere i dati necessari a bloccare un annuncio dannoso da quelli capaci di ricostruire la strategia d’asta di un concorrente.
