L’Eurovision è una gara musicale, ma anche un enorme dispositivo di cultura pop: canzoni, costumi, identità nazionali, provocazioni e spettacolo televisivo finiscono nello stesso contenitore. Nel video dedicato all’edizione 2025, Simone Maurovich sceglie la forma più semplice e più rischiosa per attraversarlo: una classifica personale, dichiaratamente priva di diplomazia.
Non è una ricostruzione neutrale dell’evento e non vuole esserlo. Il video parte dalla domanda che accompagna ogni edizione — chi merita davvero di vincere? — e costruisce una top ten fondata sul gusto, sull’impatto scenico e sulla capacità dei brani di lasciare qualcosa oltre i pochi minuti dell’esibizione. Il tono è quello del canale: musica presa sul serio, ma senza trattarla come una cerimonia intoccabile.
Una classifica come racconto dell’evento
Mettere in fila dieci esibizioni significa inevitabilmente scegliere un criterio. All’Eurovision, però, il criterio non può essere soltanto vocale. Il concorso vive dell’incrocio tra canzone e messa in scena, tra immediatezza televisiva e riconoscibilità, tra il desiderio di rappresentare un Paese e quello di funzionare davanti a un pubblico internazionale.
La classifica di Maurovich lavora dentro questa ambiguità. Accanto alla qualità musicale entrano il gusto per l’eccesso, il rapporto tra immagine e brano e quella componente di assurdità che ha reso l’Eurovision uno degli appuntamenti più riconoscibili della televisione europea. Il risultato non cerca il compromesso: alcuni concorrenti salgono perché riescono a trasformare tre minuti in un piccolo mondo; altri scendono quando lo spettacolo copre una proposta più debole.
Il gusto personale contro la graduatoria ufficiale
Ogni classifica non ufficiale ha senso proprio perché non coincide necessariamente con il risultato del televoto o delle giurie. Permette di riguardare l’evento da un altro punto di vista e di separare il successo immediato dalla possibilità che una canzone continui a essere ascoltata una volta spento il palco.
Nel video la polemica fa parte del gioco. Parlare di brani da premiare, esibizioni da dimenticare e artisti che avrebbero meritato un destino diverso significa usare la competizione come pretesto per discutere di musica popolare contemporanea. L’Eurovision, del resto, funziona anche così: crea per alcuni giorni un linguaggio comune e subito dopo lo consegna alle classifiche, alle discussioni e alle memorie personali.
Uno dei primi tasselli del canale
Pubblicato il 23 maggio 2025, questo video appartiene alla fase iniziale dell’archivio YouTube di Simone Maurovich. Sono già visibili alcuni elementi che torneranno nei contenuti successivi: il rapporto tra musica e immaginario collettivo, la classifica usata come forma narrativa e un tono che preferisce il giudizio motivato alla recensione accomodante.
La domanda su chi avrebbe dovuto vincere resta volutamente aperta al confronto con chi guarda. Più della risposta definitiva, conta il meccanismo: prendere un grande evento popolare, smontarlo esibizione dopo esibizione e ricostruirlo secondo una gerarchia personale. È il modo più onesto di affrontare l’Eurovision, dove quasi tutti dicono di voler giudicare soltanto le canzoni e quasi nessuno riesce davvero a ignorare tutto il resto.

