Per influenzare una risposta di ChatGPT non serve entrare nei server di OpenAI, cambiare il codice del modello o organizzare una scena da film di spionaggio. Può bastare fabbricare le fonti che la macchina troverà quando andrà a cercare una risposta. È un lavoro meno spettacolare, molto più simile alla comunicazione politica e già perfettamente compatibile con il mercato: si costruisce un sito autorevole, lo si riempie di rapporti, si adottano il tono e l’impaginazione della ricerca e si formulano i titoli esattamente come le domande degli utenti.
Il caso dello Hanover Institute for Public Policy rende questa filiera insolitamente visibile. Secondo l’analisi pubblicata dal Guardian, tra il 6 e il 14 agosto 2026 il sito ha caricato 124 rapporti per oltre 560.000 parole. Una produzione media di circa 4.500 parole per testo; il 12 e il 13 agosto ne sono usciti 73, quasi 354.000 parole in due giorni. Tutti i titoli, tranne uno, cominciavano con una domanda del tipo che una persona potrebbe rivolgere a un chatbot.
Un istituto senza istituto
Il sito si presenta con il nome, il logo e l’estetica di un centro studi americano. Non mostra una sede fisica, autori, ricercatori o uno staff riconoscibile. Il Guardian riferisce di non aver trovato una corrispondente entità giuridica. I rapporti, però, hanno sommari, note, tabelle e citazioni di fonti reali: Banca Mondiale, agenzie delle Nazioni Unite, Amnesty International, statistiche palestinesi e testi delle convenzioni internazionali.
È proprio questa combinazione a renderlo interessante. La propaganda rozza si riconosce perché urla. Qui il lavoro consiste nel montare una cornice di neutralità intorno a una selezione orientata di dati, cautele e formule ricorrenti. Il Guardian ha contato, per esempio, venti rapporti nei quali le accuse di genocidio o apartheid vengono ricondotte all’assenza di una sentenza definitiva; in 55 testi i numeri su vittime e aiuti sono attribuiti a una parte coinvolta negli eventi, applicando la cautela sia alle fonti palestinesi sia a quelle israeliane. Una ricerca del 2022 sui commenti antisemiti nelle pagine Facebook di media europei compare 454 volte in 88 rapporti, compresi lavori dedicati a temi molto lontani da quello studio.
Non significa che ogni dato contenuto nel sito sia falso. Sarebbe una scorciatoia comoda e anche sbagliata. Il lavoro propagandistico più efficace raramente inventa tutto: sceglie cosa mettere al centro, quali dubbi ripetere, quali fonti accostare e quale conclusione rendere più facile. Il risultato può essere formalmente documentato e insieme profondamente orientato.
I finanziamenti sono dichiarati, ma arrivano dopo la citazione
La filiera economica non è una congettura. Piro Inc., società di produzione e comunicazione di New York, ha registrato il materiale presso il Dipartimento di giustizia statunitense nell’ambito del Foreign Agents Registration Act. I documenti collegano Piro a Havas Media Germany e, attraverso questa, all’agenzia pubblicitaria del governo israeliano LaPam. Le registrazioni FARA numero 7732 riguardano due ordini di lavoro per un valore complessivo dichiarato di un milione di dollari: un progetto di digital storytelling da 900.000 dollari e una successiva iniziativa di contenuti da 100.000.
La pagina dedicata ai finanziamenti dello Hanover Institute oggi riconosce l’accordo e riporta in fondo l’avvertenza prevista per il materiale distribuito per conto di un soggetto straniero. Sostiene inoltre che il finanziatore non scelga temi, non legga le bozze e non approvi i risultati. È la posizione dichiarata dal sito e va registrata come tale, non scambiata per una verifica indipendente.
Il problema, per un sistema generativo, è che l’avvertenza vive nel footer o nella pagina istituzionale. La singola porzione di testo recuperata da un motore può conservare statistiche, tono e citazioni, perdendo il contesto su proprietà e finanziamento. Un lettore umano può aprire il sito, scorrere fino in fondo e farsi domande. Una sintesi automatica può incorporare il passaggio senza portarsi dietro la sua carta d’identità.
Il contenuto era costruito per le risposte
All’inizio il sito esponeva un file llms.txt, pensato per indicare ai sistemi automatici come leggere i contenuti. Il file era quello standard di Res, piattaforma che promette alle aziende di essere citate da ChatGPT, Perplexity, Claude e Gemini. È stato poi sostituito con una versione personalizzata e il nome di Res è scomparso dal sito.
Il fondatore di Res, Hai Tran, si è registrato il 22 luglio come subappaltatore di Piro con il ruolo di digital strategist. Piro, a sua volta, presenta un servizio di “AI Story Optimization” basato sulla produzione di contenuti progettati secondo i criteri con cui i modelli valutano la credibilità. Anche il linguaggio commerciale è piuttosto esplicito: la ricerca online non viene più pensata soltanto per intercettare un clic, ma per diventare una delle poche fonti da cui un motore generativo compone direttamente la risposta.
La Generative Engine Optimization non nasce con questo progetto e non è di per sé una pratica clandestina. Aziende, media e professionisti cercano già di rendere i propri materiali leggibili e citabili dai sistemi di intelligenza artificiale, esattamente come per anni hanno lavorato sulla SEO. La differenza sta nell’uso politico della tecnica e nella costruzione di un’autorità artificiale: un marchio aziendale che prova a comparire tra i suggerimenti commerciali è riconoscibile; un presunto centro studi può entrare nella risposta con l’abito della fonte terza.
Quello che sappiamo e quello che non sappiamo
È documentata l’intenzione di produrre materiale adatto a influenzare l’ambiente informativo dei chatbot. Sono documentati la quantità anomala di rapporti, la struttura interrogativa dei titoli, l’impiego di una piattaforma specializzata, i contratti e la registrazione come attività svolta per conto di un governo straniero.
L’efficacia è molto meno chiara. Il Guardian ha verificato che ChatGPT era in grado di trovare alcuni rapporti dello Hanover Institute, ma nelle prove citava anche le polemiche sul progetto e fonti critiche. Test riportati da altre testate hanno prodotto risultati differenti tra ChatGPT, Perplexity, Claude, Gemini e Grok. Dimostrare che una pagina sia stata recuperata o citata non equivale a dimostrare che abbia modificato stabilmente il comportamento di un modello.
Anche l’ipotesi di una futura presenza nei dataset di addestramento va trattata con disciplina. Alcuni siti legati alla più ampia campagna risultavano già presenti nell’indice di Common Crawl di luglio; i rapporti di Hanover, pubblicati dopo la chiusura di quella raccolta, non c’erano. Potrebbero essere acquisiti da crawl successivi, ma non abbiamo la prova che finiranno nell’addestramento di uno specifico modello, con quale peso o con quali effetti. Parlare oggi di avvelenamento permanente sarebbe trasformare un rischio plausibile in un fatto che non possediamo.
La propaganda che non ha bisogno di raggiungerti
La distribuzione social tradizionale lascia tracce abbastanza riconoscibili. Un annuncio può essere etichettato, un account ha una cronologia, la sponsorizzazione può essere archiviata e il pubblico vede almeno chi gli sta parlando. La propaganda costruita per i motori generativi lavora un gradino prima: prova a entrare tra i materiali che la macchina considererà quando qualcun altro le porrà una domanda.
In quel passaggio l’origine può scolorire. Il finanziatore diventa una nota, la selezione editoriale appare come un riepilogo di evidenze e un pacchetto di rapporti prodotti in nove giorni acquisisce la postura di un archivio di ricerca. La macchina, poi, restituisce una risposta unica, grammaticalmente compatta, dove fonti con affidabilità molto diversa possono convivere senza mostrare le cuciture.
Il caso Hanover non prova che i chatbot siano già stati conquistati da un falso centro studi. Mostra qualcosa di forse più utile: esiste ormai un’industria che considera le risposte delle macchine un terreno di influenza e vende strumenti per occuparlo. La prossima guerra della visibilità non si giocherà soltanto sul contenuto che vediamo scorrendo un feed. Comincerà prima, nella costruzione delle fonti che qualcun altro riassumerà al posto nostro.
