Roma possiede una capacità quasi automatica di attrarre persone, attenzione e grandi manifestazioni. Questo vantaggio, però, non coincide con la capacità di trasformare ogni evento in una filiera efficiente, sostenibile e capace di lasciare valore sul territorio. È la contraddizione da cui parte l’intervista di Massimiliano Cacciotti a Giada Giorgia Mattei, imprenditrice del settore, realizzata per il progetto Roma Capitale d’Imprese – La città che osa imprendere.
Il racconto nasce dall’esperienza concreta di chi lavora fra organizzazione, fornitori, spazi, autorizzazioni e pubblico. Roma continua a beneficiare di un richiamo internazionale che molte città devono costruire con grandi investimenti, ma incontra difficoltà quando quel richiamo deve diventare un sistema ordinato. La logistica, la mobilità, la disponibilità degli spazi e la frammentazione dei soggetti coinvolti possono trasformare un’opportunità in un percorso a ostacoli.
Una grande domanda senza una filiera altrettanto forte
Mattei distingue il potenziale della città dalla qualità dell’infrastruttura imprenditoriale che dovrebbe sostenerlo. I grandi numeri non risolvono automaticamente i problemi di coordinamento e, in alcuni casi, finiscono per nasconderli. L’evento riesce perché Roma richiama pubblico, istituzioni e operatori; dietro il risultato visibile, però, restano spesso procedure incerte, costi difficili da prevedere e una relazione fragile tra centro e provincia.
La provincia non viene descritta come una semplice periferia della Capitale. Può offrire spazi, competenze, ricettività e identità territoriali, ma ha bisogno di essere collegata a una strategia complessiva. Senza questa regia, centro e territori limitrofi competono per risorse e attenzione invece di costruire prodotti comuni.
La solitudine dell’imprenditore
Una parte centrale del dialogo riguarda la debolezza della cultura imprenditoriale. Aprire un’attività o avere una buona idea non significa possedere automaticamente competenze di gestione, controllo economico e pianificazione. Business plan, sostenibilità finanziaria e scelta dei consulenti non sono passaggi burocratici da aggiungere alla fine: determinano la possibilità stessa che un progetto continui a esistere.
Nel settore degli eventi questa fragilità è particolarmente evidente, perché costi e responsabilità arrivano prima dell’incasso e ogni errore operativo produce conseguenze immediate. La formazione, quindi, non può limitarsi agli aspetti creativi o comunicativi. Deve riguardare anche margini, contratti, organizzazione e capacità di valutare il rischio.
Impresa femminile, oltre le formule
L’intervista affronta anche il tema dell’autorevolezza delle donne nel lavoro e nell’impresa. Il problema non viene ridotto a una questione formale di presenza: riguarda la possibilità concreta di essere riconosciute come interlocutrici decisionali, soprattutto nei contesti in cui si incrociano denaro, istituzioni, produzione e gestione di gruppi complessi.
Il digitale ha ampliato l’accesso e reso possibili nuovi modelli di relazione, ma non sostituisce l’esperienza in presenza. Per Mattei, evento fisico e strumenti digitali devono rafforzarsi reciprocamente. La questione decisiva resta la stessa: mettere Roma nelle condizioni di trasformare la propria attrattività in valore stabile, senza affidarsi ogni volta all’eccezionalità della singola manifestazione.
L’intervista è uno dei contenuti multimediali collegati al volume Roma Capitale d’Imprese – La città che osa imprendere, ideato da Mauro Antonini e curato editorialmente da Fukyo Media.

