Fukyo Original · Valerio Savaiano

Reddito universale: libertà dal lavoro o dipendenza dal potere?

Il reddito universale promette autonomia dal lavoro obbligato. Quando la sopravvivenza dipende da un erogatore centrale, però, la questione riguarda anche il potere.

L’idea del reddito universale ha una forza immediata. Una somma garantita a ogni persona, sufficiente a coprire almeno i bisogni essenziali, potrebbe ridurre il ricatto del lavoro, permettere di rifiutare impieghi degradanti e liberare tempo per studio, cura, creatività e partecipazione sociale. In una fase di automazione crescente, la proposta appare anche come una risposta possibile alla riduzione del lavoro tradizionale.

La clip di Valerio Savaiano, tratta dal video sui lavori senza utilità, introduce però una domanda che il racconto più ottimistico tende a lasciare sullo sfondo: quanto è libero chi dipende completamente da un soggetto centrale per la propria sopravvivenza?

La promessa di emancipazione

Il reddito universale potrebbe correggere alcuni squilibri evidenti. Oggi molte persone accettano condizioni pessime perché non dispongono di un’alternativa. Una base economica garantita aumenterebbe il potere contrattuale dei lavoratori e riconoscerebbe attività socialmente indispensabili che il mercato remunera poco o per nulla, come la cura familiare.

La semplicità amministrativa è un altro argomento forte. Una misura universale ridurrebbe controlli, categorie, soglie e procedure che spesso rendono i sussidi difficili da ottenere proprio per chi ne ha bisogno. L’universalità toglierebbe anche parte dello stigma associato all’assistenza.

La dipendenza da chi eroga

Ogni sistema di distribuzione contiene però regole, infrastrutture e potere. La somma può essere modificata, condizionata, sospesa o resa insufficiente dall’inflazione. Il soggetto che controlla l’accesso al reddito possiede uno strumento enorme sulla vita quotidiana delle persone, soprattutto se nel frattempo il mercato del lavoro e le reti familiari hanno perso capacità di offrire alternative.

Le tecnologie digitali rendono il problema ancora più delicato. Identità, pagamenti, accesso ai servizi e conformità alle regole possono essere collegati in sistemi molto efficienti. La stessa efficienza che semplifica l’erogazione può trasformarsi in capacità di controllo. La questione non si risolve immaginando uno Stato sempre benevolo: le istituzioni vanno progettate considerando anche gli abusi possibili.

Costruire autonomia, non soltanto assistenza

Il confronto serio sul reddito universale dovrebbe includere il finanziamento, gli effetti sui prezzi, il rapporto con il welfare esistente e le garanzie contro condizionamenti politici o amministrativi. Dovrebbe inoltre chiedersi se le risorse disponibili possano essere usate per distribuire un reddito oppure per aumentare direttamente l’autonomia: accesso alla casa, sanità, formazione, partecipazione agli utili, proprietà diffusa e possibilità di avviare attività economiche.

La libertà non coincide soltanto con l’assenza dell’obbligo di lavorare. Richiede la possibilità concreta di scegliere fra più fonti di reddito, relazioni e forme di vita. Un reddito universale potrebbe contribuire a quella libertà, ma presentarlo come una soluzione priva di conseguenze politiche significa ignorare la parte più importante: chi controlla il sistema dal quale tutti dipendono.

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