Fukyo Original · Roma Capitale d’Imprese

Stefano Maina: il Tevere che Roma continua a sprecare

Il Tevere come monumento vivente, infrastruttura turistica e banco di prova della capacità di Roma di coordinare enti, mobilità e sviluppo territoriale.

Stefano Maina intervistato da Massimiliano Cacciotti per Roma Capitale d’Imprese

Roma non deve spiegare al mondo di esistere. Il suo nome muove già milioni di persone, ma questa forza può diventare un alibi: se il pubblico arriva comunque, costruire nuovi percorsi e migliorare i servizi sembra meno urgente. Nell’intervista con Massimiliano Cacciotti, Stefano Maina usa il Tevere per mostrare la distanza fra il potenziale turistico della città e la sua capacità di organizzarlo.

Maina lavora da oltre undici anni sulla navigazione turistica del fiume con Altro Tevere e il tour operator The Voyager. Il progetto è passato dalla scommessa iniziale a un servizio che raggiunge circa ottantamila persone l’anno, in larga parte visitatori stranieri. Il dato racconta una domanda reale. Racconta anche quanto sia difficile trasformarla in una strategia condivisa.

Un monumento vivente fuori dai percorsi principali

Il Tevere attraversa la storia e la geografia di Roma, ma raramente viene trattato come una delle grandi infrastrutture culturali e turistiche della città. Colosseo e Vaticano continuano a concentrare gran parte dell’attenzione, mentre il fiume potrebbe collegare luoghi, quartieri e racconti differenti. Non si tratta soltanto di aggiungere un’attrazione: significa distribuire i flussi e ampliare il tempo e il valore dell’esperienza urbana.

La formula del “monumento vivente” restituisce bene questa natura doppia. Il Tevere è patrimonio e, nello stesso tempo, spazio operativo. Qualunque progetto deve misurarsi con navigazione, sicurezza, ambiente, manutenzione e accessibilità. Proprio qui emerge il principale limite: Comune, Regione e Capitaneria intervengono su competenze diverse senza una regia stabile.

Gli slogan non sostituiscono le infrastrutture

Il tema del Tevere balneabile mostra la distanza fra annunci e fattibilità. Prima di trasformare il fiume in uno slogan servono verifiche, investimenti e responsabilità chiare. Lo stesso vale per l’overtourism: non basta chiedere ai visitatori di uscire dai percorsi tradizionali se mobilità, sicurezza, informazioni e servizi non permettono loro di farlo.

Maina allarga il ragionamento alla provincia e ai prodotti turistici costruibili fuori dal centro: Sabina, Castelli Romani e altri territori possono entrare in una proposta integrata, ma devono essere raggiungibili e riconoscibili. Civitavecchia, Fiumicino e Termini sono snodi decisivi; senza connessioni efficaci, il turismo resta una sequenza di arrivi e partenze invece di diventare una filiera territoriale.

Progetti concreti per un fiume contemporaneo

La parte finale dell’intervista guarda alle possibilità operative: una comunità energetica legata al Tevere, imbarcazioni elettriche, fotovoltaico e un’app geolocalizzata e multilingue. Sono ipotesi differenti, ma hanno un elemento comune: trattano il fiume come piattaforma di innovazione e non come sfondo immobile.

Il caso del Tevere diventa così una cartina di tornasole per Roma. La città dispone di una domanda internazionale, di operatori con esperienza e di un patrimonio irripetibile. Ciò che manca è la capacità di far dialogare questi elementi e trasformarli in un prodotto stabile. Lo spreco non coincide con l’assenza di iniziative, ma con l’impossibilità di metterle a sistema.

L’intervista è uno dei contenuti multimediali collegati al volume Roma Capitale d’Imprese – La città che osa imprendere, ideato da Mauro Antonini e curato editorialmente da Fukyo Media.

Distribuisci il contenuto

Condividi questo articolo.

FacebookLinkedInThreads