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Training AI, in appello vince Thomson Reuters

La corte federale d’appello del Terzo circuito ha confermato che Ross Intelligence non poteva invocare il fair use per addestrare un motore di ricerca legale con le massime di Westlaw. Le motivazioni, per ora, restano sigillate.

Libri giuridici e fascicoli davanti a uno schermo di ricerca

Il 29 settembre la corte federale d’appello del Terzo circuito degli Stati Uniti ha confermato la vittoria di Thomson Reuters contro Ross Intelligence. La società aveva usato migliaia di massime redazionali di Westlaw per addestrare un motore di ricerca legale concorrente. I giudici hanno respinto la difesa basata sul fair use, ma le motivazioni della decisione sono ancora sigillate.

È il primo contenzioso statunitense sul training di un sistema di intelligenza artificiale ad arrivare a una corte d’appello. La ricostruzione di Reuters precisa però un limite decisivo: Ross non produceva testi, immagini o musica. Il suo software cercava decisioni giudiziarie pertinenti alle richieste degli utenti.

Le massime di Westlaw come materiale di addestramento

Le sentenze statunitensi sono documenti pubblici. Westlaw aggiunge schede, classificazioni e brevi massime preparate dai propri redattori per riassumere i punti di diritto. Secondo Thomson Reuters, Ross aveva ottenuto quelle massime attraverso un intermediario e le aveva impiegate per costruire il proprio sistema di ricerca.

Nel 2025 il giudice federale del Delaware Stephanos Bibas aveva stabilito che l’uso non era trasformativo. Ross, nella sua valutazione, aveva copiato materiale editoriale per accelerare lo sviluppo di un prodotto destinato allo stesso mercato. Il fatto che il sistema apprendesse dai testi non bastava a separare l’operazione economica dall’opera usata per addestrarlo.

Ross ha chiuso la piattaforma nel 2021, attribuendo la decisione ai costi della causa. L’appello non riapre l’attività, ma decide su una difesa che compare in molti altri procedimenti: l’idea che l’analisi computazionale di opere protette possa essere considerata fair use perché produce un modello o una funzione nuova.

Un precedente importante, ma con confini stretti

La sentenza interessa editori, archivi professionali e produttori di banche dati. Conferma che il modo in cui un sistema usa un’opera e il mercato nel quale viene venduto contano almeno quanto la tecnologia adoperata. Ross cercava di competere con Westlaw nel servizio di ricerca legale; questa sovrapposizione commerciale aveva già pesato nel giudizio di primo grado.

Non si può però trasferire automaticamente il risultato alle cause contro i modelli generativi. In quei procedimenti le aziende sostengono che i modelli trasformano enormi collezioni di dati in capacità statistiche generali. Autori ed editori rispondono che l’uso senza licenza alimenta prodotti capaci di sostituire almeno una parte del lavoro originale. Il Terzo circuito ha deciso un caso più circoscritto e, finché il testo della motivazione non sarà pubblico, non sappiamo quali passaggi potranno essere richiamati altrove.

La distinzione è utile anche rispetto al procedimento tra OpenAI e New York Times, dove il giudice deve valutare un sistema generativo, l’uso di articoli giornalistici e output che talvolta riproducono parti delle fonti. Lì il rapporto tra addestramento, trasformazione e sostituzione economica è molto più ampio.

Thomson Reuters ha dichiarato che il rispetto del copyright è necessario per proteggere la proprietà intellettuale usata nei sistemi professionali. Ross non ha risposto alle richieste di commento di Reuters. La prossima informazione davvero utile sarà la motivazione non sigillata: dirà se la corte ha confermato soltanto l’esito oppure anche il ragionamento con cui il giudice del Delaware ha collegato concorrenza diretta e assenza di fair use.

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