Fukyo Original · Fuori Posto

Massimiliano Cardia: dalla rabbia di Torpignattara a una scuola di cinema

Massimiliano Cardia ripercorre l’adolescenza a Torpignattara, l’illusione del potere, la paternità e la costruzione di Studio Cinema International.

Massimiliano Cardia cresce nella Torpignattara degli anni Settanta e Ottanta, in un quartiere dove la rabbia può sembrare forza e il rispetto può confondersi facilmente con la paura. Da ragazzo immagina il potere come possibilità di comando, attraversa amicizie e codici della strada e costruisce un’identità che a un certo punto diventa troppo stretta per contenere la vita che vuole.

A Fuori Posto, Cardia racconta a Mirko Frezza e Valerio Savaiano il passaggio da quella adolescenza alla fondazione di Studio Cinema International. In mezzo non c’è una conversione improvvisa. Ci sono la paternità, la depressione, gli errori, la rottura con alcune appartenenze e un lavoro iniziato senza garanzie.

La rabbia come armatura

La separazione dei genitori e il rapporto con un padre segnato a sua volta dalla rabbia entrano nel modo in cui Massimiliano impara a stare nel quartiere. Essere vulnerabili non appare un’opzione. Bisogna prendere spazio, anticipare il giudizio, dimostrare di non avere paura. Quel codice offre appartenenza, ma presenta un conto alto: ogni scelta deve confermare il personaggio costruito davanti agli altri.

Nel racconto emerge il momento in cui tradire quel codice diventa necessario. Uscire da un’identità condivisa significa perdere amicizie, affrontare il sospetto e riconoscere le colpe senza poter riscrivere ciò che è già accaduto. Il cambiamento non viene premiato immediatamente. All’inizio somiglia soprattutto a una separazione.

Diventare padre e cambiare prospettiva

La paternità modifica la misura delle conseguenze. Le decisioni non riguardano più soltanto chi le prende, ma una figlia e il tipo di presenza che si vuole rappresentare nella sua vita. Cardia lega a questo passaggio una parte decisiva della propria trasformazione: smettere di inseguire l’immagine del capo e assumersi la responsabilità di costruire qualcosa che possa durare.

La depressione e i fantasmi del passato non scompaiono perché arriva una motivazione più forte. Restano nel percorso e obbligano a fare i conti con la necessità di perdonarsi senza assolversi. È una distinzione difficile, ma centrale: la colpa può diventare consapevolezza oppure continuare a tenere una persona ferma dentro ciò che è stata.

Il cinema come impresa costruita da zero

Studio Cinema nasce dalla fame di creare e dalla volontà di trasformare una passione in una struttura. Cardia racconta i primi passi, la ricerca di fiducia e il lavoro necessario per costruire un’accademia dedicata alla formazione cinematografica. Il cinema, prima immaginato come via di fuga e rappresentazione del potere, diventa un mestiere e un luogo in cui offrire ad altri possibilità più concrete.

La frase che chiude il percorso — l’ossessione batte il talento — riassume la sua idea del lavoro. Il talento senza continuità può rimanere un’identità raccontata. L’ossessione, quando riesce a diventare disciplina e responsabilità, produce risultati e cambia la relazione con il passato.

Guarda l’intervista completa a Massimiliano Cardia in Fuori Posto – Storie di destini piegati.

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