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Davanti all’Alta Corte di Delhi torna lo scontro sui cataloghi Zee–JioStar

Zee chiede un procedimento per oltraggio contro JioStar e cita sei usi di brani successivi a un'ingiunzione di maggio. Il caso rende visibile quanto pesa la gestione dei cataloghi dopo la concentrazione del mercato indiano.

Bobine e sei fotogrammi davanti a una bilancia e al tribunale di Delhi

Sei presunti usi di brani televisivi hanno riportato Zee e JioStar davanti all’Alta Corte di Delhi. Zee Entertainment ha chiesto un procedimento per oltraggio contro la joint venture tra Reliance e Disney: sostiene che la musica del proprio catalogo sia rimasta in alcuni programmi dopo l’ingiunzione emessa a maggio. L’udienza si è tenuta il 25 settembre e il giudice ha chiesto a JioStar di rispondere alle accuse; il fascicolo tornerà in aula a dicembre.

Reuters ha esaminato il deposito, nel quale Zee indica sei casi avvenuti tra maggio e luglio. Sono contestazioni della parte ricorrente, non violazioni già accertate. JioStar non ha commentato l’ultimo atto; in precedenza i suoi legali avevano definito gli impieghi contestati involontari e residui, affermando di avere rimosso una quantità consistente di contenuti Zee dopo la scadenza degli accordi di licenza.

Un’ingiunzione già in vigore

La causa è iniziata in aprile. Zee ha chiesto tre milioni di dollari di danni e ha elencato cinquanta presunte violazioni relative a opere della propria divisione musicale. A maggio l’Alta Corte ha ordinato a JioStar di non usare, pubblicare, trasmettere, distribuire in streaming o caricare le opere concesse in licenza da Zee. Il nuovo deposito riguarda quindi il rispetto di un ordine esistente, non la prima definizione dei diritti.

Secondo Zee, le sei occorrenze provano una disobbedienza volontaria. JioStar dovrà spiegare se i brani siano rimasti in copie di programmi già prodotte, in archivi di piattaforma o in nuove trasmissioni, e quali procedure siano state applicate dopo la scadenza delle licenze. La distinzione conta perché un catalogo audiovisivo può esistere in più versioni e punti di distribuzione: palinsesti lineari, servizi on demand, clip promozionali e repliche.

Il tribunale non ha ancora stabilito se gli episodi citati integrino oltraggio. La prossima udienza offre a JioStar il tempo di rispondere e lascia aperta la qualificazione degli usi. Presentare il deposito come una condanna anticiperebbe un esito che non esiste.

La concentrazione aumenta il lavoro sui diritti

JioStar nasce dalla fusione da 8,5 miliardi di dollari delle attività indiane di Reliance e Disney, completata nel 2024. È oggi il maggiore gruppo di media e intrattenimento del Paese; Zee è un concorrente più piccolo e uno dei broadcaster storici indiani. Le due società si affrontano anche in un procedimento opposto, avviato da JioStar per la trasmissione non autorizzata di film di Bollywood sui quali sostiene di detenere i diritti.

La dimensione del gruppo non riduce la complessità delle licenze. Più canali e servizi vengono riuniti, più devono essere allineati contratti, finestre temporali e copie dei programmi. Il contenzioso riguarda opere precise, ma rende visibile un problema operativo della concentrazione: un ordine giudiziario deve arrivare a ogni sistema che può ancora pubblicare o ritrasmettere un contenuto.

A dicembre l’Alta Corte potrà valutare la risposta di JioStar e la documentazione relativa ai sei casi. Fino ad allora sono accertati l’ingiunzione di maggio, il deposito di Zee e la richiesta del giudice; intenzionalità, danni e responsabilità per le nuove occorrenze non lo sono.

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